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Down the #Thames (Scattata con instagram)

Down the #Thames (Scattata con instagram)

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True Beauty (Scattata con instagram)

True Beauty (Scattata con instagram)

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Avrebbe riso come sa ridere lei, una risata che arriva fino agli orecchi e che riesce solo a chi ha molto pianto: perché solo chi ha pianto sa ridere bene…
‘Se il Sole muore’, Oriana Fallaci

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Ci sono due diverse facce della realtà. E quella vera è sempre la terza.
Jeroth

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Disney style

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Questions in a mad world  (http://jerothmusic.lightbox.com/)

Questions in a mad world  (http://jerothmusic.lightbox.com/)

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Hallelujah (cover)

Jeroth

My cover of “Hallelujah” by Leonard Cohen. Hope you like it!
http://soundcloud.com/jerothmusic/hallelujah

vocals: Jeroth
guitar: Alessio Taormina

www.facebook.com/jerothmusic



1 Notes

Better to reign in Hell than serve in Heaven.
John Milton

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stralci di riflessioni #3

Voglio essere lì, quando tornerete dai miei Omero e Dante e Leopardi in cerca di consolazione, strisciando supplicando implorando. Voglio essere lì, quando capirete anche voi che la realtà sta nelle piccole cose d’un tempo, il tempo che abbiamo voluto dimenticare a ogni costo, il tempo che abbiamo voluto ripudiare a ogni costo. Voglio esserci e ci sarò. Quando capirete che non potrete farvene nulla di amici virtuali che non vi consiglierebbero nemmeno una canzone. Voglio essere lì. Quando non saprete più pensare né ragionare, né tantomeno tenere una matita in mano perché saprete usare le vostre dita solo per premere quattro tasti. Quando avrete dimenticato la bellezza d’uno schizzo su un foglio mezzo usato, o il piacere di cancellare un errore con un semplice scarabocchio. Voglio esserci e sarò lì, spettatore curioso, a domandarmi se poi sarete voi accolti ancora dai miei amici Omero e Dante e Leopardi.

7 Notes

stralci di riflessioni #2

Non ho mai parlato male di te. Neanche quando avrei potuto. Neanche quando avrei dovuto. Non ho mai parlato male di te, perché ricordo i tempi in cui io ero me e tu eri me. E allora significherebbe parlar male anche di me. Di quello che ero, di quello che sono. Perché io sono ora anche quello che prima ero con te e adesso invece non sono più. Non ho mai parlato male di te. Nemmeno quando gli altri volevano a buon diritto ch’io ti chiamassi puttana. No, non l’ho fatto. Perché nonostante tutto tu rimarrai per sempre quella che per me eri un giorno prima che tu mi tradissi. Purtroppo, lo so, è anche una maledizione. Non ho mai parlato male di te. Ho sempre mantenuto quel rispetto che avevo per te quando tutto andava per il meglio. Non l’ho nemmeno fatto quando mandasti a puttane la mia e la tua vita, perché sapevi che le nostre erano due vite indissolubilmente unite. Non ho mai parlato male di te, e non ho nessuna intenzione di cominciare a farlo adesso.

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23/9/2011

Piango per te, o uomo
uomo ch’hai peccato.

Piango per te
o uomo ch’hai peccato.
E ne’ li infiniti momenti
di dolore
ricorda,
o uomo ch’hai peccato.
Compatisco per te.

Perché un uomo col peccato
rimane sempre
un uomo ch’ha peccato.

E la gente sa,
o uomo ch’hai peccato,
ricorda
solo il male del tuo tristo
avverso fato.

Ma io no
io solo ricordo quando
non peccavi.

Piango per te, o uomo
uomo ch’hai peccato.

Jeroth 

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19/2/2012
Siede lì, sulla riva del lago.
Non teme nulla, è evidente dal modo in cui incrocia le gambe a un dito dall’acqua.
È coraggiosa, senza dubbio. Io non l’avrei mai fatto. Non incrocio mai le gambe a un dito dall’acqua, io. Ma lei sì. Io ho fatto un passo indietro per trovare appoggio e scrivere. Un punto fermo. Lei no. Evidentemente è lei il suo punto fermo. È in lei.
Io ho bisogno di scrivere, lei di osservare. Io ho bisogno di parole da scrivere, lei s’accontenta di quelle che pensa. O forse nemmeno pensa, le scorrono e basta.
S’è saziata in silenzio negli ultimi minuti in contemplazione. Di cosa, in fondo, non m’è dato sapere. E s’è saziata da sola. Probabilmente ha imparato anche lei a bastarsi, un po’ come me.
Molto come me in realtà…

19/2/2012

Siede lì, sulla riva del lago.

Non teme nulla, è evidente dal modo in cui incrocia le gambe a un dito dall’acqua.

È coraggiosa, senza dubbio. Io non l’avrei mai fatto. Non incrocio mai le gambe a un dito dall’acqua, io. Ma lei sì. Io ho fatto un passo indietro per trovare appoggio e scrivere. Un punto fermo. Lei no. Evidentemente è lei il suo punto fermo. È in lei.

Io ho bisogno di scrivere, lei di osservare. Io ho bisogno di parole da scrivere, lei s’accontenta di quelle che pensa. O forse nemmeno pensa, le scorrono e basta.

S’è saziata in silenzio negli ultimi minuti in contemplazione. Di cosa, in fondo, non m’è dato sapere. E s’è saziata da sola. Probabilmente ha imparato anche lei a bastarsi, un po’ come me.

Molto come me in realtà…

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